Recensioni

Critique by Ilya Shifrin

In Regione i paesaggi di Alessandro Andreuccetti

Consiglio regionale della Toscana

Pennelli Valdelsani

Oniriche, come un sogno marziano

Un' avventura di Cecco Angiolieri

Salomè

 

 

Critique by Ilya Shifrin

http://artandcritique.com/2008/01/09/alessandro-andreuccetti/

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Alessandro Andreuccetti is an Italian painter and illustrator who employs acrylic paint, water-color, gouache and ink in his work, displayed on his website and blog. Some of his pieces careen towards the avant-guard, exhibiting conceptual and surreal qualities, but most of his artistic output is situated within the traditional framework of landscape, cityscape and people representation, where he strives to express himself in “new perfectly independent compositions.” In my opinion, he achieved his goal at least from one aspect: the illusion of space and volume, and in this review I would like to focus on how these features stand out in his haunting land and cityscapes.

 

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The artist’s creative approach to the empty areas on the surface he works with paradoxically enhances the perception of volume and space in the beholder’s mind’s eye. He concocts an engaging interplay between active and passive zones — and I particularly like the idea of selective passivity, where the nearly blank, discolored parts play a crucial role in enlivening the darker and apparently more substantial regions. This combination reminds me somehow of the negatives we see in photography, and, after a more careful examination, there is indeed something of the photographic negative in these landscapes. As a result, his artwork may be viewed with a double standard — but in the best possible meaning of the phrase.

 

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Consequently, the spring lightweight florals, the denser groves and the concrete structures, they all exhibit a reassuring sense of style and its technical opposite. Moreover, the artist even-handedly combines these themes, placing dainty buds near formidable buildings or deep inside wide landscapes. Slopes and curves, either imaginary or real, further emphasize the sense of space, particularly pastoral — even the cityscapes appear to be stifled by the approaching growth; perhaps this is why the buildings look so abandoned. On the other hand, the inhabitants might just have gone outside to enjoy the flora, and understandably so.

 

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To reiterate, the artist demonstrates adroit utilization and deep understanding of space, to the point of ability to manipulate it: to play and toy with it. He offers breathtaking vistas with an easy hand, and with an almost ironic, and somehow wise touch. He doesn’t tackle the theme, but rather approaches it carefully and assuredly, as if space itself were a frightened and alert wild antelope; he nets it with his brush and the concept behind it. The painter’s style impresses with both lightness and compositional range and solidity: he is a universal artist not only because of the multiple media he works with, but due to what he achieves with it as well.

 

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In Regione i paesaggi di Alessandro Andreuccetti

L’artista ha esposto sedici acquarelli a Palazzo Panciatichi

Le colline toscane raffigurate dall’artista Alessandro Andreuccetti in 16 acquarelli per la prima volta sono state ospitate nelle sale del Palazzo Panciatichi a Firenze, sede del Consiglio Regionale.
La personale è legata alla natura e al paesaggio toscano che l’artista di San Gimignano, fra l’altro vignettista sui maggiori quotidiani nazionali e disegnatore di storici fumetti, ha voluto portare tra le stanze del “governo” della Toscana.
Andreuccetti ha portato una ventata di pittura dai colori naturali in una particolare rassegna di immagini di paesaggi.
Giusto il meritato riconoscimento in Ragione, dove l’artista ha lasciato una sua opera nella collezione privata della “Toscana”.

Romano Francardelli
La Nazione, 07 febbraio 2006

 

 

Consiglio regionale della Toscana

Comunicato n. 107 del 30/01/2006
La Toscana di Andreuccetti a Palazzo Panciatichi

Il sindaco di San Gimignano Marco Lisi ha inaugurato, a Palazzo Panciatichi, la mostra di pittura “Tuscany Hills” di Alessandro Andreuccetti

La tecnica? L’acquarello su carta lavorata a mano. L’ispirazione? Dai grandi maestri del passato, come Turner e Delacroix fino ai vedutisti inglesi ed italiani dell’800. L’elaborazione? Del tutto personale alla ricerca di paesaggi e figure da amalgamare in composizioni autonome. Il filtro “toscano” è, però, la caratteristica principale delle opere di Alessandro Andreuccetti che crea tele evocanti stati d’animo e sensazioni, nelle quali luci e colori giocano un ruolo di primissimo piano prescindendo dal soggetto scelto, sia esso una pineta versiliana o una stradina di campagna. “Le colline toscane –ha detto Andreuccetti- costituiscono il mio orizzonte e la mia tavolozza , il mio territorio di “caccia” e di esplorazione, così come lo furono per tutti quegli artisti ed intellettuali girovaghi che all’epoca del ‘Grand Tour’ scendevano in Toscana per restarne innamorati”. All’inaugurazione della mostra “Tuscany Hills” sono intervenuti il presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini e il sindaco del Comune di San Gimignano (Si), Marco Lisi. L’esposizione rimane aperta fino al 6 febbraio. (bb)

 

Pennelli Valdelsani (www.minomaccaricolle.it):

Alessandro Andreuccetti nasce a San Gimignano nel 1955. Nel 1975 consegue il diploma di maturità artistica. Nel 1978 si presenta con una personale a Volterra, presso la Galleria “Daniele da Volterra”.

Nel 1979 espone con un’altra personale a Roma, presso la Galleria “Ieri e Oggi”.
Nel 1983 vince il 1° premio del Concorso nazionale del fumetto e del Fantastico di Prato.

Inizia la collaborazione con Sergio Micheli e con l’editore Nerbini di Firenze per la realizzazione di tavole e racconti a fumetti.

Nel 1985 fino al 2005 collabora con riviste toscane e senesi per illustrazioni di vario tipo. Dipinge prevalentemente ad acquarello ed espone periodicamente i lavori in mostre in varie città toscane e non. Attualmente si occupa soprattutto di graphic-design e comunicazione visiva e realizzo illustrazioni di supporto a video e presentazioni multimediali.
Nel 2002 elabora le illustrazioni per il libro “L’ombra delle torri” di Iole Vichi Imberciadori, Ed. Titivillus.

Nel 2004 espone alla Mostra collettiva “Certaldo in cornice”, a Certaldo presso Palazzo Pretorio.

Nel 2005, dopo un anno e mezzo di lavoro, pubblica il libro fumetti “L’Acqua di Siena” illustrato interamente da lui. L’argomento è la storia dei bottini di Siena dal Medioevo ai giorni nostri; un lavoro molto importante dedicato a lettori di tutte le età.

Nel 2005 crea le illustrazioni per il libro “Porto Lunae Rinasce”.
Nel 2006 presenta a Firenze presso Palazzo Panciatichi sede del Consiglio della regione Toscana, una sua personale dal titolo “Tuscany Hills”. Dei meravigliosi paesaggi toscani, il pittore imprime sulla tela le sensazioni momentanee scaturite da un primo sguardo. Con sfumature dicolori ad acquarello o ad acrilico le Torri di San Gimignano si trasformano in un’immagine simbolica che ci porta col pensiero alla magia di una civiltà moderna che vive entro mura e costruzioni antichissime…

Pennellate di ocra e terra di Siena accarezzano le curve delle colline e gli spigoli delle case, dando molta naturalezza alla resa pittorica.

Poi, basta spostare lo sguardo dagli intensi colori purpurei alle tonalità blu,verdi,viola e ci sentiamo immersi in un paesaggio che diventa uno spazio senza tempo, dove grandi nuvole dominano dall’alto e strade percorrono terre infinite. Le immagini che ci troviamo davanti sono sempre cromaticamente omogenee, non c’è nessuna discordanza tra le tinte violacee dei tronchi in primo piano e il verde dell’erba di primavera. Le stagioni si trasformano sulla carta o sulla tela in sinfonie di colori suonate dall’abile mano dell’Andreuccetti, che crea l’opera con immediatezza ma anche con ponderazione.

San Gimignano, pinete, colline, alberi e sentieri… Sono questi i temi che il pittore ha preso dalla sua terra, ispirato dunque, come molti altri del suo mestiere, dai luoghi dove è nato e cresciuto, portandone i segni evidenti nel suo approccio alla pittura.

Andreuccetti dice a proposito della sua arte:” La mia è una pittura figurativa ma allo stesso tempo onirica, improntata ad andare oltre l’aspetto meramente ritrattistico dell’immagine. E’ anche una ricerca su forme e colori per far sì che si astraggano dall’immagine e vadano oltre”. Le rielaborazioni personali di ciò che il pittore sente nell’attimo in cui ha davanti le sue care colline toscane creano paesaggi e figure immobili, in una realtà sospesa fra la visione del momento e i ricordi legati a questa natura così vivida e variopinta da sembrare animata.

Andreuccetti, grazie alla sua pittura, riesce ad imprimere e rendere quasi tangibili sensazioni delicate e personali, che altrimenti forse andrebbero perdute.

(Benedetta Cavallini)

 


Oniriche, come un sogno marziano (English translation)

Oniriche, come un sogno marziano, le Torri di San Gimignano si materializzano un po’ alla volta nella nebbia ‘rubesta’ che le avvolge. Chissà cosa avrebbe pensato Dante davanti a questi colori: forse alla città di Dite, coi suoi mesti riverberi di fiamma, nel rosseggiare pagano del suo Inferno. Mi chiedo sempre ‘chissà cosa avrebbe pensato’ o detto qualcuno dei personaggi storici che bazzico, guardando quello che sto guardando io: le cose che sopravvivono, che furono ‘loro’ ed ora sono nostre, consumate, rielaborate, metabolizzate, modellate dal continuo fluire di un tempo/marea che avanza e rientra, sminuzzando scogli, levigando promontori, riducendo a sabbia minuta uomini e cose…Me lo chiedo, e poi non so rispondere. Queste strade, questi scorci, queste foreste incantate di riverberi purpurei e violetti, di acide verdosità, questi campi combusti dall’incendio di infiniti tramonti, queste caligini estive in cui si perdono i contorni, tremuli nell’ondeggiare lieve dell’afa…Queste stesse sensazioni cromatiche altri prima di noi le hanno percepite, prima che Alessandro Andreuccetti le immobilizzasse in palpiti intensi e personalissimi e ce le testimoniasse su carte spesse, intrise d’acque colorate e dense di emozioni. Come le avranno viste ‘loro’, il nostro ‘prima’ - e poi come le potranno vedere altri ‘loro’, il nostro ‘dopo’- le fiabesche stradine alla fine delle quali, lontano lontano, c’è sicuramente la casa di una vecchia fata in attesa di bambini da iniziare, o le foreste dove volteggiano nel vento elfi marittimi, salmastri, silenziosi, dimenticati…

Ci muoviamo su sfondi che altri hanno pensato, costruito, narrato, dipinto, scolpito, progettato, demolito, rifondato, nel mutare continuo di scena nella lanterna magica di vite vissute e dimenticate; Giotto, o Lorenzetti, o l’Angelico, hanno percorso questi stessi nostri sfondi, gli stessi colori che Andreuccetti imprigiona nella sua rete acquosa, osservando la tormentosa sopravvivenza degli ulivi, l’inquieto aggrovigliarsi del bosco col cespuglioso profilo della macchia, il morbido, femmineo dispiegarsi collinare delle groppe d’erba e d’argilla; il mutevole divenire della luce nell’ordine del giorno, dalle inconsistenze perlacee dell’alba all’indaco screziato di lapislazzuli che precede la notte, o in quello delle stagioni, ora verdi scintillanti di primavera, ora torpide d’ori estivi già venati d’autunno, ora legnose, algide di nudità invernali.

Anche Andreuccetti, come già gli innamorati del ‘paese dove fioriscono gli aranci’, gli insancabili acquerellisti del Gran Tour, o i paesaggisti inglesi persi nelle campagne romane tra pecore e rovine, ci guida in un viaggio tra i colori del tempo nella straordinaria varietà di uno spazio collinare dove il profilo giuridico dei confini si definisce con l’artificio grafico dei cipressi, dove l’avidità del possesso si stempera nell’armonia della forma, dove le ‘case da signore’ sono quasi meno belle di quelle ‘da lavoratore’. Così il suo pennello ci conduce, curioso, tra le calde vie di San Gimignano, rosse di storia o notturne di china, a ridosso di boschi a foglie di farfalla, nelle bluaggini temporalesche o nell’infinito verde dei campi giovani di grano. Con i suoi cromatismi egli riesce, assai meglio di quanto non sia possibile allo storico, ad evocare lo spessore del tempo insito nelle cose, il loro ucronico significato di compendio. Così grazie alla luce, prima tra le ‘opere’ della creazione – anche di quella artistica - egli esprime la sostanza immateriale della durata, la patina del divenire, l’essenza delle generazioni che quel tempo hanno attraversato e vissuto percorrendo gli stessi luoghi e guardando gli stessi colori.


Anna Benvenuti

 

Un’avventura di Cecco Angiolieri

Presentazione di
Sergio Micheli (Direttore del Centro Studi sul Cinema e sulle Comunicazioni di massa di Siena) per la storia “Un’avventura di Cecco Angiolieri” pubblicata a puntate su La Voce del Campo

Con questo numero la Voce del Campo riprende a pubblicare in copertina una storia disegnata dal nostro bravo illustratore Alessandro Andreuccetti. Inutile dire quanto siano di livello le sue qualità di artista dal tratto sicuro e fluido; e quanto il valore dei suoi disegni sia stato legittimamente e unanimamente riconosciuto, a cominciare dal prestigioso Convegno Internazionale del Fumetto e del Fantastico di Prato, nel 1983, dove gli fu assegnato il prio premio con l’ormai mitico “Valze Viennese”. Era il periodo in cui il giovane disegnatore collaborava a “Mass Media Comics” e a “Fang”: due fanzine edite dal Centro Studi sul Cinema e sulle Comunicazioni di massa, dirette dal sottoscritto.
Nonostante che il racconto su Salomè, pubblicato in copertina da La Voce del Campo, sia nato come fumetto, quindi leggibile senza intervalli di tempo, quadretto dopo quadretto, tuttavia esso non ha affatto sofferto della scansione a unità settimanali.
La completezza e la cura che Andreuccetti ha profuso nel suo racconto hanno fatto sì che ogni “tessera” apparsa in copertina ha dato l’impressione di un’esecuzione compiuta e, in un certo senso, autoconclusiva.
In effetti il suo stile si rivela piuttosto vicino ai classici del comic come Alex Raymond (Flash Gordon) o Harold Foster (Prince Valiant) i quali risentono di una cultura figurativa classica, piuttosto che nei confronti di quegli autori i cui moduli comunicativi appaiono mutuati dall’ormai invadente narrativa per immagini in movimento: il cinema e la TV.
Così la nuova storia disegnata, che ha inizio dal presente numero de lA Voce del Campo, concepita, questa volta, a tavole a sé e non a quadretti a scansione ravvicinata, si presenta con tutte le carte in regola, e meglio di prima, per essere apprezzata volta a volta nel suo assieme iconografico.
In quanto al tema che essa tratta, Andreuccetti non poteva fare una scelta migliore. Protagonista di queste tavole copertina, certamente da collezionare, in 15 puntate, è una personalità che rientra di prepotenza fra i grandi della storia e della cultura di Siena: Cecco Angiolieri.
Ebbene, l’Andreuccetti ispirandosi ad una delle più giocose (e amorose) rime del poeta, riesce a ricreare, con l’efficacia del suo tratto e con la sua sensibilità, il mondo poetico dell’illustre senese proprio nel trasporre quel ricorrente “istrionico compiacimento della deformazione autobiografica”.
Cecco, in questo, cerca di andare a donne (il che non è, come è noto, una novità).
Ma vien percosso da un tizio e derubato (un po’ come appare rappresentato, ad opera di Memmo di Filippuccio, nella Torre Grossa a San Gimignano, il baldanzoso giovane una volta soddisfatte le sue voglie amorose).
Solo che Cecco qui conclude la sua avventura senza nulla di fatto in ossequio a quelle contrarietà del vivere quotidiano di cui l’originale poeta senese “dal gusto buffonesco, teatrale, parodistico”, si sentiva testimone e vittima.
Anche quello di togliere a qualcuno la donna giovane e leggiadra (e lasciare agli altri le vecchie e laide), tuttavia rigorosamente al condizionale, resta per il biografo di sé una pura, amara illusione.
Quella di Andreuccetti non è che una efficace, godibile testimonianza di tutto questo. E se il lettore apprezzerà e si divertirà, come è opinabile, mandi un ringraziamento al disegnatore, sì, ma anche a Mapi che ha fortissimamente coltivata e voluta l’originale idea.

Sergio Micheli



Salomè

Presentazione di Sergio Micheli
per la storia “Salomè” pubblicata a puntate su La Voce del Campo

Sappiamo che è la tradizione popolare, per la precisione la cultura profana, a dare il nome di Salomè alla fanciulla cui fa cenno, senza alcuna precisazione, il vangelo di Marco e Matteo nell'episodio del martirio di Giovanni Battista.
Attraverso il tempo sono poi le arti figurative (mosaici, bassorilievi, reaaffreschi, olii ecc.) che compiono il primo passo per dare corpo a questo personaggio. (Proprio Siena, fra gli altri, vanta due esempi straordinari: l'affresco di Pietro Lorenzetti nella Basilica dei Servi e il bassorilievo di Donatello nel fonte battesimale di san Giovanni).
Poi è la volta della letteratura (v. i casi di Heine e Flaubert), della poesia (Eugenio de Castro), della l'imusica (Richard Strauss), quindi del teatro, a proposito del quale, viene subito in mente il dramma, appunto SALOME', composto in francese da Oscar Wilde per Sarah Bernardt.
E' perfino il turno, in tempi più recenti, del cinema (memorabile il film di Dieterle con Rita Hayworth).
E' perciò una ricca e costante riproposta attraverso tante forme espressive e di approccio con il lettore, con l'osservatore, con lo spettatore che appare ritratto, senza sostanziali differenze, salvo quelle che concernono il mezzo e lo stile, lo sconcertante e affascinante personaggio chiamato Salomè.
Ma non è tutto. Nell'epoca cosiddetta della civiltà delle immagini la bellissima figliastra di Erode, tetrarca di Giudea, assume un'altra forma.
Ad opera di Alessandro Andreuccetti (le cui tavole hanno cominciato ad apparire in copertina de La Voce del Campo dal numero scorso e sono oggetto di collezione), essa si trasforma, questa volta, in eroina di carta per entrare nella casistica della letteratura per immagini proprio attraverso la mediazione del dramma wildiano.
E' la forma teatrale, infatti, che funziona da tramite diretto in questa versione di "spettacolo di segnato".
La struttura e il ritmo del racconto (risolti da Andreuccetti in quattro fasi, cioè "presentazione", "primo sviluppo" o impostazione, "secondo sviluppo" o azione in crescendo o danza, infine "conclusione") sembrano richiamare da vicino le coordinate dal dramma di Wilde e, nello stesso tempo, addirittura la scansione, insita nel dramma stesso, tipica dello spettacolo musicale.
Del resto l'interpretazione offerta in queste tavole di Andreuccetti:un'interpretazione comunque del tutto autonoma e assolutamente funzionale al medium fumetto, pare tenere presente altre caratteristiche dell'edizione teatrale, vale a dire (come osservò Praz proprio per la Salomè di Wilde), l'aspetto consolatorio rispetto a quello reale-orrorifico dovuto ad un modo di rappresentare scene e personaggi secondo un gusto che richiama lo stile arabesco-liberty, quindi lo shock della nudità che, fra l'altro destò molto scalpore e non poche perplessità nella puritana Inghilterra.
Ma il nudo si addice a Salomè se si considera il significato che i corpi svestiti assumono in quel contesto e se si ha presente l'intensità e l'istintività delle sensazioni che suscita l'azione drammatica, libere da ogni freno inibitorio e "spogliate" di ogni pretestuosa remora di ordine comportamentale e morale.
Sono 33 le tavole eseguite dall'esperta e felice mano di Alessandro Andreuccetti per illustrare il racconto di Salomè, ognuna autoconclusiva per il suo valore grafico espressivo quindi per il suo pregio compositivo.
a, una volta poste in sequenza, settimana dopo settimana, ci si renderà subito conto come tali tavole diventino elementi pregevoli di un mondo testuale, il racconto, secondo una scorrevole scansione ritmica così da rendere il tutto assai piacevole e godibile.

Sergio Micheli